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Heller Bock

Nazione
Germania
Stile
Maibock / Helles Bock

Maibock / Helles Bock

Bouquet olfattivo dominato dal malto. In background lievi profumi fruttati, floreali e venature erbacee. Corpo e gradazione alcolica media con una dolcezza a stento affievolita dai luppoli che fanno capolino nel finale.

Colore
Oro carico
Grado alcolico
6.7 %
Boccale Bicchiere consigliato
Boccale
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Heller Bock formato da 50cl Heller Bock 50cl
2,70 €
In arrivo
Heller Bock formato da 50cl Heller Bock 50cl - Cartone da 20 bottiglie
50,00 €
a bottiglia € 2,50
In arrivo

Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Amaro   Tipo di fermentazione Bassa fermentazione
Voto RateBeer 2.99 / 5   Voto Beer Advocate 3.42 / 5
Stile Maibock / Helles Bock   Temperatura di servizio 8°C
Formati disponibili Bottiglia 50cl

La Heller Bock è un tipo di birra chiara a bassa fermentazione originaria della Bassa Sassonia (Einbeck) e sviluppatasi in seguito in Baviera. Appartiene alla tipologia delle Bock, che in Germania corrisponde anche a una categoria legale, grosso modo corrispondente alle nostre doppo malto. Il suo grado saccarometrico infatti (16 gradi Plato) la mette di diritto nel novero delle birre doppio malto.
Questa categoria in Italia comprende tutte le birre con un grado Plato che va da 14,5 in su, mentre in Germania i gradi Plato per le Bock devono essere compresi fra i 16 e i 18 gradi. La sua titolazione prevede 6,7 gradi alcolici in volume con una corposità notevolmente accentuata. La schiuma presenta caratteristiche di base ottime sia per quanto riguarda la finezza, sia per la densità, per l’aderenza e, nonostante una titolazione alcolica importante, per la persistenza e per la cremosità. Limpido è l’aspetto che non presenta alcun tipo di impurità ed evidenzia un bel color oro carico. Si tratta di un prodotto ben caratterizzato che al naso evidenzia un aroma prevalentemente floreale dettato da più sensazioni olfattive in tema.
Su tutte prevalgono le sensazioni aromatiche di mughetto e camomilla. In un secondo momento la birra in questione emana evidenti note di miele. Dotata di una carbonatazione medio bassa a causa dell’alta alcolicità che fa diminuire drasticamente l’anidride carbonica, è di corpo assertivo. Di normale intensità l’amaro, che ben si equilibra con la miscela dei malti chiari e conferisce alla Heller Bock un giusto balance gustativo. Le sensazioni piene e volitive di questa doppio malto la rendono particolarmente sensibile a una buona ricchezza retrolfattiva e le conferiscono inoltre una lunga e avvolgente persistenza.


ABBINAMENTI GASTRONOMICI:
Il corpo distintivo della Heller Bock ci consiglia in primis piatti unici con i quali pasteggiare senza mutar birra. Carne di maiale a go-go sia arrostita sia in umido sono i tradizionali piatti con cui accompagnarla. Se poi volete soltanto una sostanziosa merenda ci si può sbizzarrire con formaggi di corpo medio alto e piuttosto sapidi, quindi anche di discreta stagionatura, tipo qualche buona toma piemontese, dei casera e degli asiago con almeno 3-4 mesi di stagionatura.
E’ intrigante se abbinate la Heller Bock a qualche torta di mandorle.

Prodotti consigliati

Nazione
Germania
Regione/città
Baviera / Sachsenkam
www
www.klosterbrauerei-reutberg.de

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Febbraio 2014

"Da una nobile contessa
E una santa badessa
Nasce una cooperativa
che con molta fatica
partorisce un’amica:
la nostra maltata diva "

Le birre Reutberger affondano le loro radici nelle abbazie ma paradossalmente devono la loro nascita non solo al clero ma anche alla nobiltà. Cosa ancor più stimolante perché insolita è che artefici della loro creazione siano state due donne.

Corre l’anno 1618 e la contessa Anna von Pienzenau, signora del castello di Reichersbeuern che nel corso degli anni diventerà contessa di Carrara e di Aquilata, fa dissodare una montagna nei pressi di Sachsenkam e in seguito a un voto fa edificare un’abbazia per suore francescane.

All’inizio non pensò al fatto che le monache avrebbero bevuto più volentieri birra che acqua, soprattutto considerato che le pie donne o lavoravano manualmente prodotti di artigianato oppure erano impegnate nella coltivazione dei campi e in altre pratiche agricole.

Solo dopo una sessantina d’anni dalla fondazione dell’abbazia, precisamente nel 1677, le monache chiesero al governo del principe elettore, loro feudatario, la concessione di cominciare una produzione della maltata bevanda all’interno del convento.

Il 29 settembre dello stesso anno, festività di san Michele, venne prodotta la prima cotta di birra. La qualità di questa prima birra forse non era del tutto soddisfacente. Per questo motivo un paio d’anni più tardi venne chiamato un frate laico, verosimilmente un terziario francescano, soprannominato Fratello Birra, affinché desse una mano a queste pie donne nella produzione della birra.

Va da sé che tale produzione dovesse costare poco per rispettare i voti di povertà pronunciati dalle religiose. Per questo motivo nelle terre abbaziali vennero coltivati l’orzo e il luppolo e ancor oggi ne dà palese testimonianza il nome della campagna che si stende nei pressi di Reutberg, chiamata Hopengarten, ossia il luppoleto.

Per più di un secolo la vita del monastero e della annessa birreria scorre pacificamente, senza sussulti. Nel 1786 però è riportata dai cronisti del tempo una grande affluenza di viandanti provenienti da tutte le contrade bavaresi e anche da regioni lontane. Si trattava una congerie di straccioni formata da soldati sbandati e da gente andata incontro alla miseria che sperava di trovare calore e calorie bussando al portone del convento. A costoro non venne servito il costoso vino ma la più popolare birra fresca di produzione. Ciò che c’era da aspettarsi puntualmente si verificò.

Si alzarono lamentele, lagnanze e proteste da tutti i birrai del territorio, soprattutto da quelli di Tölz. In queste rimostranze veniva sottolineato che il monastero aveva abusato della sua concessione e teneva in essere un locale di mescita per contadini in cui da mane a sera la birra veniva spillata e degustata. Evidentemente sia la qualità sia il prezzo della birra dovevano soddisfare le rustiche gole talché si ha notizia e testimonianza plurima dell’attività produttiva di fratello Birra, che con il ricavato della vendita della birra si occupava di sostentare l’amara esistenza dei poveri del contado.

Tutto ciò fino alla secolarizzazione degli ordini monastici voluta da quel mangiapreti còrso che rispondeva al nome di Napoleone Bonaparte. Il monastero venne abbattuto ma ricostruito nel 1835 dopo la fine dell’era napoleonica.

Nel frattempo era stato concesso dal re bavarese Max I il diritto di produrre birra ai laici, che però si avvalsero delle ricette abbaziali preesistenti. Nel locale di mescita adiacente al convento pertanto si continuò a consumare birra di grande qualità. Dopo la ricostruzione dei luoghi sacri il locale di mescita, che raramente si atteneva agli orari di chiusura prescritti, turbò la quiete dei religiosi con schiamazzi e rumori molesti. Per evitare tutto ciò l’arcivescovo Gregorio von Stein si vide costretto a far costruire una taverna al di fuori delle mura abbaziali per mantenere da una parte le entrate del monastero e dall’altra salvaguardare la pace delle monache.

Nel 1901 la birreria, che funzionava artigianalmente senza la tecnologia delle macchine e senza la cantina di refrigerazione cosicché si poteva produrre birra solo nei mesi freddi, venne completamente ricostruita. Eppure soltanto tre anni dopo la birreria divenne insufficiente per la richiesta del mercato mostrando al contempo inadeguatezza tecnologica.

Questo motivo portò le monache alla riflessione che fosse meglio chiudere la fabbrica di birra. Anche l’ordine francescano fu dello stesso avviso. Non appena però si sparse fra la popolazione una simile notizia scoppiò una sollevazione contro la decisione presa dal monastero. Vennero raccolte delle firme e scritti degli articoli sui giornali per evitare la chiusura. Vi furono perfino delle minacce di appiccare fuoco all’abbazia. Solo l’intervento del parroco di Sachsenkam, don Gruber, che convinse l’Ordine a revocare il provvedimento, evitò il peggio. La pace e la tranquillità tornarono a regnare.

Due anni dopo, nel 1906, venne edificata una nuova birreria che tenesse conto delle necessità produttive sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista tecnologico, per cui la nuova fabbrica venne dotata di una cantina refrigerata.

Correva l’anno 1913 allorché venne introdotta la luce elettrica nella birreria. Inoltre cominciò anche ad entrare in funzione la macchina imbottigliatrice. Tutto questo ebbe come conseguenza un notevole incremento del consumo di birra.

L’imprevisto però stava in agguato e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la conseguente galoppante inflazione mise in ginocchio la birreria. Una causa non secondaria fu la mancanza di personale specializzato nella produzione. L’ettolitraggio prodotto calò drasticamente e nel 1924 la fabbrica rimase chiusa per la bellezza di otto mesi.

Una tale drammatica situazione portò alla comune riflessione che qualcosa di diverso dal passato andasse necessariamente fatto. E così i contadini dell’ex feudo di Reichersbeuern, Sachsenkam e Greiling, capitanati dal parroco Alois Daisenberger, fondarono in 42 una cooperativa con sede a Reutberg in grado di produrre una birra buoba e con prezzi competitivi rispetto alle altre unità produttive dei dintorni. Era il 24 ottobre 1924.

La cooperativa diede uno slancio formidabile all’attività produttiva, talché il primo anno di attività fece registrare una produzione di 3.364 ettolitri e il numero dei membri della cooperativa salì a 150 unità. Cinque anni dopo, nel terribile 1929, mentre era in atto una crisi economica mondiale di vasta portata, la produzione della birreria toccò la vetta di 9.500 ettolitri. Negli anni Trenta, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la produzione si assestò sui 12.000 ettolitri.

Nel secondo dopoguerra ricominciò la ricostruzione della birreria e già nel 1950 la cooperativa poté rilevare la birreria di Weizen di Bad Aibling e tre anni dopo la proprietà immobile dell’odierna Reutberg-Stüberl di Bad Tölz. Nel frattempo anche la produzione cresceva in modo irresistibile e nel 1968 toccò i 35.000 ettolitri. Una simile crescita rese necessari degli ampliamenti strutturali alla birreria.

Agli inizi degli anni Sessanta nacquero una nuova cantina di maturazione, un nuovo magazzino e un modernissimo impianto di imbottigliamento.

Il 1968 schiuse una nuova frontiera: la produzione di bevande analcoliche. Nel 1974 avevano già raggiunto la produzione di 11.300 ettolitri. Nel frattempo i soci della cooperativa avevano raggiunto quota 2000.

L’allora padre spirituale dell’abbazia di Reutberg, Leonhard Lenz, scrisse nel 1977 sul giornale locale: “300 anni di birreria abbaziale Reutberg e oltre 50 anni di di birreria cooperativa Reutberg sono un buon capitale per i tempi futuri”. Però già 10 anni dopo l’abbazia di Reutberg dovette rinunciare alla sua autonomia e di conseguenza anche all’attività brassicola.

Una fusione con la vicina cooperativa di Holzkirchen ha portato i suoi membri ad opporsi in modo molto veemente.

Con una nuova presidenza, con molta fiducia nei propri mezzi e con un grande sostegno da parte di soci e clienti è stato possibile mantenere la plurisecolare tradizione della birreria di Reutberg.