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Chimay Tappo Blu / Grand Reserve

Birrificio
Chimay
Nazione
Belgio
Stile
Belgian Strong Ale

Belgian Strong Ale

Effervescenti, complesse e con un’anima terribilmente forte. I toni sono possenti: profilo aromatico e gustativo sempre molto ricco di frutta, malto, miele, zucchero candito e lievito. Finale asciutto ed elegantemente amaro.

Colore
Bruno intenso
Grado alcolico
9.0 %
Calice a tulipano Bicchiere consigliato
Calice a tulipano
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Chimay tappo blu 33cl Chimay Tappo Blu 33cl
4,00 €
piu
meno
Chimay tappo blu 33cl Chimay Tappo Blu 33cl - Cartone da 24 bottiglie
91,20 €
a bottiglia € 3,80
piu
meno
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8,80 €
piu
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Chimay Tappo Blu 75cl Chimay Tappo Blu 75cl - Cartone da 12 bottiglie
102,00 €
a bottiglia € 8,50
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meno

Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Dolce   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Gradi Plato 18.6   Voto RateBeer 100 / 100
Voto Beer Advocate 96 / 100   Sottostile Belgian Strong Dark Ale
Stile Belgian Strong Ale   IBU 27
Frizzantezza (CO2 g/l) 7.5   Temperatura di servizio 10/12°C
Formati disponibili Bottiglia 33cl, Bottiglia 75cl

E’ la più scura e la più forte della gamma di birre Chimay, essendo caratterizzata da 9° di alcool in volume e da un colore bruno intenso con una schiuma marroncina spessa e di media persistenza.


In questa birra si può percepire distintamente il profumo del lievito, di spezie invernali (noce moscata e chiodi di garofano), insieme ad un aroma floreale, erbaceo (timo), di frutta rossa, caramello e malto tostato.
Corpo e struttura impressionanti, con un sapore intenso dove vengono accentuate le piacevoli sensazioni percepite in aroma, rilevando un leggero ma piacevole tocco di malto torrefatto, liquirizia e caramello.
Si aggiungono inoltre, se la si lascia invecchiare, note vinose che possono far ricordare uno Zinfandel, per non dire un Porto se la si lascia maturare per 4 o 5 anni. Una birra di prim’ordine con un lungo retrogusto di caramello.


Nelle bottiglie da 75 Cl. la Chimay Blue è indicata con l’appellativo di Grande Reserve, nella versione da 150 Cl. viene chiamata Grand Reserve Magnum, nella versione da 300 Cl. viene chiamata Grand Reserve Jeroboam e nella versione da 600 Cl. viene chiamata Grand Reserve Magnum Mathusalem.
Durante il confezionamento viene millesimata, appare cioè sull'etichetta, ben evidente, l'anno in cui è stata prodotta, in modo che l'intenditore possa calcolare i 24 mesi necessari a questa birra per raggiungere il massimo delle sue qualità che è comunque in grado di conservare per altri tre anni.

Prodotti consigliati

Recensioni Prodotti
Numero di recensioni ricevute : 5
Voto medio : 5 /5
F. Luigi
  il 28/03/2018
5/ 5
Conoscevo già questa birra comunque è ottima
D. Giovanni
  il 26/01/2018
5/ 5
Ottima
D. Giovanni
  il 26/01/2018
5/ 5
Sublime
D. GIORGIO
  il 12/10/2017
5/ 5
OTTIMA
G. Martine
  il 10/10/2017
5/ 5
prodotto che già conoscevo

Nazione
Belgio
Regione/città
Forges
www
www.chimay.com

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Febbraio 2018

Situata a Forges, una frazione del Comune belga di Chimay, ubicato nella regione della Vallonia, provincia dell’Hainaut, all’interno delle mura dell’Abbazia di Notre-Dame de Scourmont, risiede, sotto l’aspetto commerciale, una delle più grandi brewery Trappiste al Mondo. Le origini dell’abbazia risalgono alla metà del XIX secolo e più precisamente nel 1844 quando, nel corso del tragitto che lo doveva condurre ad un convegno religioso, l’abate Jourdain, percorrendo gli inospitali luoghi attorno al remoto altopiano di Scormount, pensò che comunque sarebbero stati il luogo ideale per l’insediamento di monaci dell'ordine di Cîteaux. E fu così che il Principe di Chimay, già da tempo alla ricerca di una comunità di religiosi da collocare nei suoi possedimenti, strinse accordi con l’abate dell’Abbazia di Westmalle, al fine di confermare una presenza religiosa stabile in queste aree di pertinenza.

Il 12 luglio 1850, 17 pioneristici monaci cistercensi provenienti dall’Abbazia de Notre Dame de St. Sixtus, che si trova a Westvleteren, un piccolo paesino sito nella Provincia delle Fiandre Occidentali, cominciarono i lavori di costruzione del futuro monastero nella terra offerta dal Sovrano. Opere che si conclusero, dopo molteplici difficoltà tra le quali il terreno paludoso e il rigido clima, nel 1863 con la realizzazione di un grande comunità religiosa munita di fattoria. Nel 1871 l’abbazia è riconosciuta come tale per decreto papale e viene ufficialmente chiamata “Abbaye Notre Dame de Scourmont”. Celermente il formaggio e la produzione di birra divennero le attività principali e contribuirono a scrivere la storia di questo luogo sacro e della comunità monastica in essa domiciliata che, in base alle proprie regole cenobitiche, si adopera per poter essere, finanziariamente, totalmente autosufficiente.

Il 1861 segna la data d’inizio della costruzione del birrificio ed inizialmente le birre furono realizzate da personale laico, il medesimo che aveva assemblato le attrezzature per la produzione, sotto la guida di Padre Hyacinthe Bouteca, sul modello delle allora in voga, birre di stile bavarese a bassa fermentazione. L’iter produttivo fu poco dopo rettificato con la produzione di birre più alcoliche ad alta fermentazione le cui ricette sono tuttora alla base della produzione. A cavallo tra il 1864-1865 i religiosi iniziano ad occuparsi personalmente della produzione e dal 1875 decidono, per recuperare risorse, di commercializzare la birra che veniva distribuita oltre che in bottiglia in barilotti ricoperti di catrame. Sino agli anni della Prima Guerra Mondiale la comunità prospera ma nel 1915 gran parte delle strutture, comprese le aree dedite alla produzione, furono danneggiate e successivamente chiuse: ristrutturate vennero riaperte nel 1919, anno in cui Chimay registra il proprio marchio.

Durante il Secondo Conflitto Mondiale i monaci furono costretti ad evacuare per ben 2 volte la propria residenza, nel 1940 e nel 1942, espulsi dai tedeschi che utilizzarono la birreria come una caserma. Soltanto nel 1944 poterono rioccupare le loro proprietà, deturpate da ruberie e saccheggi; furono necessari diversi lunghi anni di sacrifici e lavori per ridare a Chimay la primitiva maestosità. Il birrificio venne riaperto nel 1948 quando i religiosi si avvalsero della consulenza dell’ingegnere Jean De Clerck docente dell’università birraia di Lovanio. Costui insegnò e coordinò nuove ed innovative tecniche produttive nel rispetto della tradizione monastica. Seguirono anni di grande produttività grazie soprattutto a Padre Théodore che, dopo aver seguito i corsi del professore, coltivò ed isolò il famoso “lievito di Chimay” e dal 1954 al 1988 si occupò di sovraintendere la produzione nel ruolo di mastrobirraio. La forte richiesta previde ulteriori ampliamenti e rinnovamenti che inclusero una nuova brewhouse per permettere più cotte nell’arco della giornata, spazi più ampi destinati alla fermentazione ed un sistema di automazione computerizzata.

Nel 1982 viene realizzata una nuova unità di produzione nel vicino villaggio di Baileux dove avviene l’imbottigliamento e la produzione di formaggi. Chimay è stato il primo monastero a produrre birra su scala nazionale; la prima birreria a utilizzare la designazione Trappista sulle sue etichette e le cinque birre realizzate, di matrice chiaramente belga e disponibili in Italia dal 1978, sono prodotte all’interno di uno dei soli ed esclusivi undici birrifici trappisti al mondo autorizzati a sfoggiare il logo esagonale “Authentic Trappist Product”, che garantisce al consumatore l'autenticità dell'origine del prodotto nel rispetto di principi consolidati e secolari.

Lo sviluppo eco-sostenibile e la responsabilità sociale sono sempre stati una parte del DNA e la ragione d'essere del gruppo Chimay: i residui della lavorazione sono riciclati per produrre mangime per il bestiame e nutre le stesse mucche che poi forniranno il latte per gli ottimi formaggi. A due passi dall’abbazia si trova “l’Auberge de Poteaupré”, un piccolo complesso costituito da un hotel, un negozio di prodotti tipici locali e souvenir, una birreria dove si possono degustare le birre ed i formaggi trappisti, un ristorante con cucina tradizionale ed un'area museo. I dati parlano di una produzione di circa 180.000 ettolitri all’anno, il 50% esportati in tutta Europa, nel Nord America e persino nel lontano oriente.