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Westvleteren 6

Birrificio
Westvleteren
Nazione
Belgio
Stile
Belgian Ale

Belgian Ale

E’ lo stile belga più comune e diffuso. Particolarmente aromatiche, di solito sono più fruttate delle cugine inglesi. Spesso speziate, agrumate, maltate, raramente acidule. Corpo medio, con un amaro ed una alcolicità moderata.

Colore
Oro antico
Grado alcolico
6.2 %
Pinta Bicchiere consigliato
Pinta
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Westvleteren 6 33cl Westvleteren 6 33cl
13,50 €
piu
meno
Westvleteren 6 33cl Westvleteren 6 33cl - Cartone da 24 bottiglie
300,00 €
a bottiglia € 12,50
In arrivo

Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Dolce   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Gradi Plato 13.4   Voto RateBeer 99 / 100
Voto Beer Advocate 4.16 / 5   Stile Belgian Ale
Temperatura di servizio 7/9°C   Formati disponibili Bottiglia 33cl
Belgian Ale dal colore oro antico. Elegante nei sentori, si percepiscono delicate note di malto e miele che lasciano pian piano spazio alle note leggermente amare di luppolo, che ne caratterizzano il finale.
Abbinamenti consigliati

BBQ e affumicati

Carni bianche

Carni rosse

Formaggi

Frutti di Mare

Pesce

Piatti speziati

Verdure

Prodotti consigliati

Nazione
Belgio
Regione/città
Westvleteren
www
sintsixtus.be

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Aprile 2018

Questo birrificio, “gioiello” del mondo brassicolo, si trova nella frazione del piccolo Comune belga di Vleteren, chiamata Westvleteren, nella Provincia fiamminga delle Fiandre Occidentali, non lontano dalla città medievale di Ypres e la municipalità di Poperinge, centro dove si coltiva pregiato luppolo. La brewery trova spazio all’interno dell’Abbazia di “Nostra Signora di St. Sixtus”, la più piccola delle Abbazie Trappiste belghe.

L’epopea di questa comunità ha inizio quando l’eremita Jean-Baptiste Victor, ex commerciante di luppolo, che viveva in questi luoghi dal 1815, accolse tre eremiti provenienti dal monastero di Catsberg (Mont des Cats), situato in Francia vicino al confine con il Belgio. Uno di loro, Dom Franciscus-Maria Van Langendonck fondò, il 4 novembre 1831, il monastero. Tuttavia, gli archivi testimoniano l’esistenza, in tempi diversi, di tre chiostri prima di Sint-Sixtus, quasi nella stessa identica posizione e risalenti al VII secolo.

Nel 1850 alcuni monaci lasciarono Westvleteren e fondarono l’Abbaye Notre-Dame de Scourmont (Chimay); nello stesso modo, una decina di anni dopo, una ventina di religiosi emigrarono raggiungendo le coste del Massachusetts, dando origine all’abbazia Trappista Saint-Joseph de Spencer. Il priorato fu elevato allo stato di abbazia nel 1871 e da questo momento, in questi isolati luoghi di pace e preghiera, all’interno delle mura e nel corso degli anni, ha inizio la costruzione e l’ampliamento di vari edifici quali ad esempio un nuovo chiostro, una chiesa abbaziale, una fattoria modello, un mulino, una fucina, una falegnameria, una guest house, un refettorio, una biblioteca ben fornita ed un birrificio. Quest’ultimo compare nel registro contabile del monastero il 15 giugno del 1838 e si ritiene che la costruzione dello stesso sia stata fatta su consiglio esplicito dell’abbazia di Westmalle, abbazia-madre di tutti i monasteri Cistercensi del Belgio, per volere dell’abate Dom Dositheè Kempeneers.

I monaci calcolarono rapidamente che era molto più economico e sicuro preparare la propria birra ed occasionalmente venderla piuttosto che acquistarla da un produttore locale, in tal modo si potevano risparmiare fondi per i propri fabbisogni o investirli nella costruzione / ampliamento del monastero. Il birrificio fu “modernizzato” nel 1871, anno in cui si decise di commercializzare la birra, la cui produzione divenne l'attività economica principale dal 1877. St. Sixtus sopravvive ad entrambe le Guerre Mondiali durante le quali non subisce particolari danni ed ospitò, all'interno e intorno all'abbazia, centinaia di sfollati, perseguitati e quasi 40.000 soldati alleati.

Il birrificio continuò ad operare, sebbene a capacità ridotta: unico caso fra tutti i monasteri del Belgio. La vendita della birra prosegue sino al 1946, anno in cui l’Abate Padre Bonaventura De Groote decise di ridimensionare le attività di produzione giacché ritenne che l'intero iter produttivo interferisse con la vocazione spirituale ed autorizzata, tranne per lo stretto consumo personale, Evarist De Koninck, proprietario della Brouwerij St. Bernardus di Watou, in passato un caseificio, a produrre e commercializzare birre sotto il nome di St. Sixtus secondo le tradizionali ricette. Nel 1992 questa licenza finì e la produzione ritornò nuovamente a Sint-Sixtus, poiché il nuovo regolamento stabilì che per ottenere e/o conservare il logo, “ATP Trappist” le birre dovevano essere realizzate da monaci all’interno delle mura di un monastero Trappista.

Nel mentre il birrificio fu completamente ristrutturato con l’installazione di un moderno impianto in acciaio a sostituzione delle vecchie attrezzature ormai divenute obsolete. Oggigiorno è l'unico birrificio Trappista nel quale una decina di monaci seguono interamente l’iter produttivo (cinque monaci lavorano nel birrificio, altri cinque aiutano nei giorni di imbottigliamento). Vengono realizzati tre tipi di birre differenti, la cui diffusione rimane tuttavia piuttosto modesta, con una produzione annua autolimitata più o meno a 5000 hl, realizzati per ottenere gli utili indispensabili a coprire le spese dell’abbazia e finanziare progetti di carattere benefico.

Di chiara matrice belga, sono contrassegnate da un numero che però non designa la gradazione alcolica. Le bottiglie non riportano nessuna etichetta (limitazione che risale agli anni ’40) e si diversificano solo dal colore del tappo dove si trovano tutte le informazioni richieste per legge: sono le uniche birre Trappiste a non riportare il famigerato logo esagonale sulla bottiglia, bensì presente solo sulle casse. L’abbazia ed il birrificio non sono aperti al pubblico e se si vogliono degustare le birre prodotte, l’unico locale al mondo autorizzato alla mescita è il “In de vrede” letteralmente “in pace”, il caffè sito di fronte all’abbazia.

Regole rigidissime stabilite dall’ordine e dall’Associazione Internazionale dei Trappisti, criteri di produzione tradizionali, utilizzo di materie prime d’indiscutibile qualità e secolari ricette hanno contribuito al conseguimento, nel 2002, del titolo di “World's Best Brewers” e dal 2005 la community Ratebeer inserisce costantemente la “Westvleteren XII” tra le tre “Best Beer In The World”.