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Intervista a Teo Musso del birrificio Baladin

Intervista a Teo Musso del birrificio Baladin
By Silvia Canini 29 settembre 2017

Oggi facciamo due chiacchiere con Teo Musso, ideatore e fondatore del birrificio Baladin, birrificio che nasce nel 1996 e che produce eccezionali birre con le migliori tecnologie che permettono di coniugare artigianalità e qualità. Oltre 30 varianti di gusto e formato in continua evoluzione e con sempre nuove idee di ricette da aggiungere. Baladin, ormai da anni, ha deciso di impegnarsi direttamente nella produzione della maggior parte della materia prima utilizzata per la produzione tanto da divenire, nel Gennaio 2012, birrificio agricolo.


Cosa ti ha portato verso il vasto e meraviglioso mondo della birra? Qual è la tua formazione birraria?

Ho iniziato ad interessarmi alla birra molto giovane quando per un caso fortuito nel frigo di mio zio, pasticcere all’hotel de Paris di Montecarlo, ho trovato una Chimay Blu che mi ha sconvolto il percepito fino ad allora avuto nei confronti della birra. Avevo incontrato la mia prima birra profumata e gustosa, un vero e proprio mondo di sapori da esplorare. Da quel momento mi sono appassionato e ho iniziato la mia esplorazione. La mia formazione è stata in un primo momento concentrata sulla conoscenza per passione e per poter servire birre artigianali ai clienti del mio pub. Quando poi ho deciso di produrre, ho passato diverso tempo in Belgio per apprendere da amici l’arte di brassare. In quegli anni non esistevano corsi specifici in Italia, libri, il web e l’homebrewing era agli albori.


La storia di Baladin inizia nel 1996, dico bene? Qual è secondo te il punto di forza del Birrificio?

Inizia nel 1986 come pub che nel 1996 ho trasformato in brewpub. Il punto di forza è di fare birre dove al primo posto metto l’equilibrio. Le mie birre sono profumate e pensate per essere abbinate al cibo. Non seguo la moda, faccio prodotti che mi piacciono e che ritengo possano incontrare il gusto di chi ama bere bene. Ognuna di loro racconta un pezzo di me e della filosofia Baladin, elemento essenziale che completa la ragione al successo riscontrato in questi anni.


Qual è stata la prima birra prodotta con il birrificio Baladin?

Non aveva un nome particolare, si chiamava: blonde (una blonde ale). Un termine semplice per non spaventare i clienti che fino a quel momento mi avevano visto servire la birra e non produrla. Era un inizio in tutti i sensi e bisognava farsi conoscere passo dopo passo a costo di sembrare “semplici” nell’esprimersi. Le mie birre si ispiravano al Belgio e da questo la scelta di usare un termine francese.


Come nasce una nuova birra?

Nasce da un’esperienza di vita vissuta, da un ingrediente assaggiato, da un cliente ascoltato o da un’esigenza di comunicare un messaggio come nel caso di Nazionale, la prima 100% italiana che vuole dare forza al concetto di birra vista come prodotto agricolo del territorio.


Avete delle linee stagionali?

Le chiamiamo speciali ma in parte sono stagionali. Mama Kriek si produce ad inizio estate con le ciliegie selvatiche e Zucca, prodotta con le zucche simbolo di Piozzo (sede storica del birrificio) e messa in vendita nel fine settimana in cui si festeggia in paese questo splendido ortaggio.


Qual è la tua birra preferita della vostra gamma?

È difficile, ovviamente, dare una risposta. Forse i barley wine della gamma Xyauyù che ha richiesto tanti anni di sperimentazione prima di essere prodotto e che affino per tanto tempi prima di metterlo in commercio. È come un figlio che vedi crescere e che devi accompagnare nel suo percorso di crescita. Più in generale le birre di Cantina Baladin.


Quale o quali sono gli stili birrai che prediligi, in generale?

Sono affezionato al Belgio e a quasi tutti i suoi stili. Amo le alte fermentazioni perché permettono di creare grandi profumi.


Qual è il tuo luppolo preferito? Come mai?

Quello coltivato nei miei campi di Piozzo… perché ci ho creduto e perché il duro lavoro che richiede coltivarlo e lavorarlo mi dà. Entrare in produzione e sentire il suo intenso aroma resinoso è emozionante. Una delle birre speciali che ho dedicato ai 20 anni della Super usa luppolo Mosaic (si chiama Super Mosaic) che mi piace veramente tanto per le pennellate di aromi e profumi che rilascia.


Che consiglio daresti ad un homebrewer che vuole intraprendere la carriera del birraio? Secondo te, quale caratteristica lavorativa e personale non deve assolutamente mancare ad un birraio?

Il passo – soprattutto oggi – tra homebrewing e professionismo, è enorme. Suggerisco innanzi tutto di uscire di casa e crearsi un’istruzione specifica perché oggi si può e poi lavorare presso qualche birrificio per capire realmente cosa significhi lavorare professionalmente. Infine prima di lanciarsi nell’apertura di un laboratorio, sarebbe bene creare un business plan ben fatto per non rischiare di trovarsi delle brutte sorprese una volta fatto il passo.


C’è un piatto regionale che vuoi consigliare ai nostri lettori che secondo te si abbina davvero bene ad una o più birre della vostra gamma?

Siamo piemontesi e viviamo in Langa. Un piatto semplice e favoloso, la carne cruda di razza Fassone battuta al coltello, poco condita che trovo fantastica abbinata alla Super.


Per concludere stappandoci una birra insieme, che birra bevi in casa, anche non prodotta da voi?

Stapperei una Metodo Classico! Nei miei momenti importanti è una birra che non manca mai.

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