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Esiste davvero il luppolo Made in Italy?

Esiste davvero il luppolo Made in Italy?
By Silvia Canini 18 febbraio 2016

Negli ultimi anni la scena birraria italiana ha avuto un’evoluzione esponenziale e, così come sono aumentate richiesta e curiosità, così è aumentata anche la qualità della produzione italiana. All’estero si parla da molti anni di “wet hop” e di “dry hop” ma ne conosciamo le differenze? Gli impieghi? Le origini?

Iniziamo dalla differenza tra wet hop e dry hop.

Il termine "dry hop" si riferisce al luppolo essiccato. Il termine "wet hop" si riferisce invece ai luppoli che vengono aggiunti freschi senza essere stati processati prima dell’utilizzo. Questi possono essere usati solo durante la caduta.

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Steve Dresler, mastro birraio di Sierra Nevada definisce la differenza tra “wet hop” e “dry hop” come la differenza tra un sugo di pomodoro con aggiunta finale di basilico fresco raccolto nel nostro giardino piuttosto che un sugo di pomodoro con basilico essiccato, facendo notare che le “wet hop” hanno un sapore più concentrato.

È stato proprio il birrificio Sierra Nevada ad abbracciare per primo il movimento “wet hop” nel 1996. Inizialmente Dresler non aveva idea di quanti luppoli usare e, dopo essersi confrontato con il Dr. Greg Lewis, uno dei maggiori esperti di luppolo d’America, Dresler scelse di utilizzare circa sei o sette volte la quantità standard di luppolo secco (oggi il suo rapporto è quasi 00:50).

Il risultato? Harvest Ale, che profuma di prato appena tagliato cosparso di agrumi. La birra in questione è ora conosciuta come Harvest Wet Hop IPA.

La fase più complicata della produzione a mezzo “wet hop” è quella del mantenimento del luppolo poiché, dopo averlo raccolto, non devono passare più di 24/36h tra il raccolto e l’utilizzo. La nostra domanda è quindi lecita: in Italia, a che punto siamo con la produzione di luppolo? È possibile una crescita di settore?

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In Italia i pionieri sono stati Birrificio Italiano, Baladin e Brewfist, anche se le birre prodotte con luppolo fresco sembrano essere ancora una novità nel nostro Belpaese.

Purtroppo scarseggiano i luppoleti nella nostra Penisola e il viaggio tra il campo e il birrificio deve essere molto rapido perché, come vi dicevamo sopra, il luppolo fresco perde gran parte delle sue qualità e caratteristiche molto in fretta.

I produttori che riescono ad utilizzarlo fresco sono quindi coloro che riescono ad approvvigionarsi in tempi molto rapidi o, ancora meglio, coloro che hanno deciso di produrre il proprio luppolo, come ha fatto Baladin, ad esempio.

In Italia, non avendo specie autoctone certificate che crescono in maniera spontanea, solitamente vengono piantati luppoli provenienti dall'estero. E' facile intuire che, come accade per ogni tipo di coltivazione, lo stesso tipo di luppolo potrebbe avere caratteristiche diverse se piantato al nord o al sud, a causa delle differenze della terra, dell'acqua e del clima.

Un esempio molto coraggioso di produzione agricola di luppolo nasce nel 2014 grazie all’idea e al lavoro portato avanti da quattro ragazzi di Modena. Si chiama Italian Hops Company la startup modenese che è riuscita in pochissimo tempo ad ottenere il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura, senza il quale i quattro ragazzi non avrebbero potuto lanciarsi nella commercializzazione del frutto del loro duro lavoro.

Per capire quanto questo argomento può essere interessante per molti produttori e degustatori tenere d’occhio anche il blog LuppoloItaliano che ha addirittura preparato una mappatura delle coltivazioni di luppolo in Italia. Mappa in costante aggiornamento che si può visualizzare a questo link.

Altro caso sempre in Emilia, quello di Birra Cerqua, che ha il suo campo di luppolo a Dozza e ha iniziato a spinare la prima birra prodotta con sole materie prime bolognesi, a fine 2015.

Non ai livelli di Italian Hops Company, nasce Mr.Hops dei quali abbiamo parlato anche qui. Hanno una produzione più piccola ma comunque importante e hanno anche il servizio di consegna a domicilio di piccole piantine di luppolo di svariate qualità, tutte piantate e cresciute in Italia.

Sempre in Italia svariati sono i birrifici che si sono dati al luppolo fresco: Birrificio Italiano, Baladin, Brewfist, Birrificio del Ducato, Birra del Borgo, Lambrate, Toccalmatto, Argo e molti altri.

I birrifici sono interessati, gli appassionati si stanno rivelando sempre più attenti, le produzioni agricole si stanno sviluppando. Abbiamo quindi molti motivi di credere che si, il luppolo italiano è in forte crescita e avrà il suo spazio e il suo sviluppo, speriamo tanto quanto quello delle uve per i vini più pregiati!

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