1455 Etichette - Spedizione gratuita con 100 euro di spesa
etichette sul sito 1455 etichette presenti sul sito
schede dettagliate schede con dettagli e specifiche
spedizione spedizione gratuita con 100 euro di spesa
Assistenza telefonica 0541 603811 Blog
CARRELLO [0] | CASSA | Tot. prodotti € 0,00

Non ci sono articoli nel tuo carrello.

Attualmente sei su:

Aggiunta prodotti al carrello

Attendere prego...

Prodotti non aggiunti al carrello

Prodotti correttamente aggiunti al carrello

Continue Shopping Continue to Checkout

Updating one moment please...

Swipe to the left

Birre Inglesi: Storia, caratteristiche e stili della birra di Inghilterra e Regno Unito

Birre Inglesi: Storia, caratteristiche e stili della birra di Inghilterra e Regno Unito
By Davide Quadrelli 10 luglio 2017

Oltre alla Regina, al porridge e alle Highland Scozzesi, se si pensa al Regno Unito, non si può che pensare alla birra. Parliamo allora della birra britannica, e puntiamo la luce su alcuni interessanti concetti sulle straordinarie birre prodotta da questo Paese.

La Storia della birra inglese e del Regno Unito

Ricordiamoci in primis che l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda ed il Galles non sono eccellenti produttori di vino poiché il clima avverso non ha mai concesso alla vite di crescere e spopolare, in effetti se cercate su internet “vino inglese”, i primi risultati della ricerca vi daranno solamente l’arida traduzione letteraria. Il terroir risulterà essere appropriato alla coltivazione del luppolo, nonostante la Gran Bretagna sia stata tra le ultime zone ad accettarlo come ingrediente base della birra nel 1700 circa. Difatti si può leggere che alcuni funzionari locali erano talmente contrari all’uso del luppolo, che bandirono il suo uso nelle Ale inglesi. La birra Ale inglese nacque quindi senza uno degli ingredienti che ad oggi è sicuramente caratterizzante.

Parlando di antichi birrai, gli scozzesi potrebbero aver iniziato a produrre birra nello stesso periodo degli Egizi (5000 a.C.), difatti alcune testimonianze archeologiche rivelano che la produzione di malto e birra risale proprio a quel periodo. I birrai dell’epoca aromatizzavano la birra con miele, bacche ed erbe selvatiche, mentre i Celti erano soliti ad aggiungere Giusquiamo nero (una solanacea dagli effetti tossici che tra l’altro può compromettere i tempi di riflesso nervoso), e furono tra i primi a sviluppare l’essicazione dei grani nei forni e ad arrostirli (circa nel 700 a.C.).

La cultura birraria si è diffusa poi in tutta Europa proprio grazie alle migrazioni delle tribù germaniche e celtiche, arrivando fino a Roma. Nonostante fosse percepita come bevanda inferiore al vino, la birra entrò in molte case dell’Impero. Agricola, governatore della Britannia, tornato a Roma nell'83 d.C. insieme a tre mastri birrai di Glavum (oggi Gloucester), trasformò la sua residenza nel prototipo di un moderno pub con produzione e mescita annesse. Ma fu nel Medioevo che la birra raggiunse la maggior popolarità, grazie non solo all’apporto calorico, ma anche alla maggiore salubrità rispetto all’acqua disponibile; la birra assunse da questo periodo anche una nuova caratterizzazione: non più dolce, ma più legata al luppolo grazie all’identificazione delle virtù di questa pianta.

Ricordiamoci che fino al 700 la produzione della birra era affidata alle donne che la vendevano fuori porta per aumentare le entrate domestiche, e che solo successivamente iniziò ad essere un lavoro per uomini e un business vero e proprio. Business che vide l’Inghilterra utilizzare per prima tecnologie quali termometri, potenza a vapore, refrigerazione, e diventare nel 1700 il maggior esportatore di birra del mondo. Birre come la Burton (fortemente luppolata e spedita in cask) e Porter arrivavano fino a Russia, Asia, Nord America e Australia. Si dice che il nome derivi dall’inglese porter (facchino), categoria che consumava questa tipologia di birra più economica. La Porter divenne molto popolare e ampiamente esportata prima di declinare intorno alla Prima Guerra Mondiale e sparire negli anni ’50. Grazie al recente movimento Craft, troviamo molti interessanti interpretazioni di questa birra che, di base è scura, ricca in note di tostato e caffè, dall’amaro moderato e dal corpo leggero.

È interessante notare che mentre la maggior parte del mondo sceglie sostantivi per dar nome alle birre, gli Inglesi tendono usare degli aggettivi descrittivi: bitter, pale, mild, stout, ... Tali aggettivi sono usati in modo assoluto, ma comparativo. Per esempio: l’aggettivo Bitter è usato per distinguere lo stile dalle dolcine, leggere Mild (ovvero, la Bitter è la più amara tra le due). Ma fuori da questo tipo di analisi, lo stile può ingannare. Difatti le Bitter, sono sicuramente caratterizzate dal luppolo, ma il loro amaro non è tagliente: è bilanciato dalle note dolci di biscotto e caramello del malto, e dai sentori di marmellata di agrumi. Sono inoltre birre dal corpo snello, fatte per essere bevute, non sorseggiate.

E non possiamo pensare alle Ale senza immaginarci le Pale Ale: birre (più o meno) chiare, moderatamente alcoliche ed amare, dal profilo olfattivo molto ricco: note erbacee, o speziate, o terrose (o comunque tipiche del luppolo inglese utilizzato), affiancate da biscotto o toffee, spesso hanno una nota minerale distintiva tipica dell’acqua dura utilizzata.Storicamente per Pale Ale si intendono le Bitter (talvolta Strong Bitter) imbottigliate, e quindi non maturate in cask. E chi di voi non ha mai bevuto una India Pale Ale? Ale dalle vibranti note di luppolo che avvolgono olfatto e palato che si sono lentamente sviluppate nei birrifici di Burton e dalle ricette delle “Pale Ale preparate per il mercato dell’India” e che probabilmente nel 1835 s’iniziarono a chiamare “East India Pale Ale” per differenziarle dalle Pale Ale. Sia quindi chiaro che le IPA erano birre brassate dagli Inglesi per gli Inglesi, che poi abbiano “colonizzato” tutto il mondo è un’altra storia. Ad oggi sono difatti tra gli stili più prodotti ed amati: birre moderatamente alcoliche (5-7% vol.), amaro schietto e note fruttate e terrose (a seconda della tipologia di luppolo) che nelle versioni americane sono ancor più ricche e caratterizzanti.

Differenti sono invece le Mild, non fatevi scoraggiare dal loro colore scuro, nascondono difatti un corpo esile (circa 3% vol.), una texture cremosa, una luppolatura delicata.Era proprio questa tipologia, la birra più diffusa nella prima metà del 1900, rimpiazzata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale con la Bitter. La tipica Mild è maturata in barili, conservata a temperatura di cantina nei pub, e successivamente servita a tal temperatura per poterne apprezzare a pieno le sfaccettature aromatiche. Così come molte Ale inglesi. Negli anni ‘60 i produttori cercarono di sostituire i barili coi più pratici fusti (birra filtrata e pastorizzata a servire alla spina, carbonata e fresca), i consumatori però insorsero e di lì a poco nacque il CAMRA (Campain for Real Ale) che continua a sostenere le produzioni tradizionali e la birra in barile. Uno dei maggiori risultati è stata la sopravvivenza di circa 50 piccoli birrifici, e il Mild in May: il mese dedicato proprio a questa birra, nel tentativo di non farla svanire dalla ricca enciclopedia della birra inglese (camra.org.uk).

Altra birra inglese scura da assaggiare è la Brown Ale: tostato, caramello, uva passa, nocciole e cioccolato sovrastano le note fresche del luppolo. E rimanendo sui colori caldi, incontriamo delle altre birre portabandiera: le Stout. Questo stile (che rappresenta circa la metà della birra venduta in Irlanda) ingloba birre più o meno scure, e trae origine dalle Porter, «copiate» e commercializzate da moltissimi birrifici. La copia che all’epoca riscosse maggior fu del sig. A. Guinness che introdusse nel mercato la corposa a secca Extra Stout Porter. Le Stout sono una grande famiglia che accoglie un ventaglio profumi, corpi e aromi straordinario. Le Irish Dry Stout sono nere con una cremosa schiuma cappuccino (data dalla spillatura in carboazoto), regalano note decise di fondi di caffè e liquerizia. Le Milk Stout sono preparate con lattosio e sono setose, rotonde e regalano l’aroma del cioccolato al latte. Le Oatmeal Stout prevedono invece in ricetta l’avena e al palato sono leggermente “oleose”, mentre le Chocolate e le Coffee Stout presentano invece connotazioni dei due ingredienti caratterizzanti. Le Imperial Stout, che in passato viaggiavano fino ai Paesi Baltici o alle colonie Caraibiche, sono ben luppolate, ed il loro bouquet fa emergere frutta secca, uva sultanina, caffè e talvolta note vinose. Fino agli anni ‘50 la birra Stout si serviva grazie ad un sistema due fusti: nel primo in legno la birra fresca in lenta fermentazione, e nel secondo quella già matura. Spillata per metà la birra fresca e fatto assestare la schiuma, si rabboccava con la birra del secondo fusto.

Io sono sempre in difficoltà nel distinguere una Stout da una Porter alla cieca. Il confine è abbastanza nebbioso, e sulla carta alcuni identificano l’uso di orzo (non maltato) tostato specifico delle birre in stile Stout. Una cosa è certa, che la Stout e nata dalla Porter e che si può a dir poco semplicisticamente descrivere come «più forte della Porter», difatti i birrai che producevano Porter più robuste, le chiamavano Stout- Porter.

Altre birre Ale inglesi da ricordare sono le Scotch Ale, di color marrone e riflessi rossi, differenti da Inghilterra e Scozia solitamente perché le birre scozzesi sono più abboccate, maltate ed alcoliche. Da provare anche le Barley Wine e le Old Ale. Le prime sono piene e “chewy”, dal corpo pieno (8-13% vol.) e potente, dal profilo maltato, liquorose e fruttate (rossa matura). Le seconde, invece, sono ambrate, corpo medio-pieno, dal sapore maltato o anche decisamente luppolato che con l’invecchiamento può arrivare ad essere brettato, vinoso o di cuoio, e comunque complesso ma non troppo “barricato”. Nel 1800 le Old Ale erano “semplicemente” Ale vendute dopo una maturazione più lunga rispetto alle Mild, e in passato con Barley Wine si identificavano birre molto forti. E oggi, come potete vedere, i confini sono piuttosto labili.

Altre birre forti sono le Scottish Ale, classificate in Light, Heavy e Export e Wee Heavy (o Scotch Ale) tutte incentrate a crescere su malto (il luppolo bilancia saggiamente il profilo dolce, senza tuttavia farsi particolarmente notare, ed il lievito ha un profilo pulito o leggermente fruttato), alcolicità e note caramellate.

Insomma, una varietà di stili che qui ho cercato veramente a fatica di riassumere, che giustamente andrebbe approfondita, valorizzata, e preservata. Com’era: God save the Beer, no?

Le birre inglesi e britanniche da non perdere

Quali birre inglesi conosciamo? Ne abbiamo selezionate alcune, che secondo noi potrebbero essere i primi passi per iniziare questo viaggio.

La prima birra UK che vi suggeriamo di provare è una IPA: 8 Ball di Beavertown, una birra speciale che prevede in ricetta la segale. Colore ambrato e bouquet tropicale ed agrumato: pompelmo e mandarino vi delizieranno.

Assolutamente da provare anche Calypso, di Siren Craft Brewery, birra in stile Berliner Weisse. Il nome richiama l'episodio dell'Odissea in cui Ulisse viene trattenuto per sette anni da Calypso, e questa birra viene prodotta in sette edizioni, ognuna con un dry hopping e una luppolatura differente. Non perdetene nessuna!

Altra ale da assaggiare è la Wild Raven, Black IPA di Thornbridge, prodotta con 5 malti diversi e 6 tipologie di luppolo. Si tratta di una birra amara e dal sapore tostato, per chi ama i sapori intensi.

Infine, l'ultimo suggerimento è High Wire Grapefruit di Magic Rock. Una birra che rende omaggio allo stile American Pale Ale, dorata e con un aroma di agrumi. Bevendola vi godrete le note di pompelmo e di frutta tropicale: freschissima e dissetante, perfetta per l'estate!

E voi, che British Ale preferite?

Trovate QUI la nostra selezione di birre inglesi, scozzesi e irlandesi.

La informiamo che, per migliorare la Sua esperienza di navigazione su questo sito web, www.cantinadellabirra.it, in qualità di titolare del trattamento, utilizza diversi tipi di cookie, tra cui: 1) Cookies tecnici o analitici prima parte; 2) Cookies analitici di terze parti anonime; 3) Cookies analitici di terze parti non anonime; 4) Cookies di profilazione di prima parte. Nella pagina dell’Informativa estesa “Cookie policy” che trovate all'indirizzo web www.cantinadellabirra.it sono presenti le istruzioni per negare il consenso all'installazione di qualunque tipologia di cookie. Cliccando su "HO CAPITO" o continuando la navigazione, dichiara di avere compreso le modalità nell' Informativa Estesa ai sensi dell'Art 13 del Reg. (UE) 2016/679. Maggiori info