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Oni

Birrificio
61cento
Nazione
Italia
Stile
IPA India Pale Ale

IPA India Pale Ale

Moderatamente forti e molto ben attenuate, le birre India Pale Ale (IPA) sfoggiano un aroma e un gusto agrumato ed erbaceo, dove il luppolo naviga incontrastato verso un finale secco ed aromatico. Tuttavia, hanno un’indole meno amara e un profilo maltato superiore rispetto alle cugine americane.

Colore
Rosso rame
Grado alcolico
7 %
Pinta Bicchiere consigliato
Pinta
FORMATI
Oni 33cl Oni 33cl
Prezzo: € 3,80
Oni 33cl Oni 33cl - Cartone da 12 bottiglie
Prezzo: € 43,20
a bottiglia € 3,60
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Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Amaro   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Gradi Plato 16   EBC 40
Sottostile Red IPA   Stile IPA India Pale Ale
IBU 60   Temperatura di servizio 6/8°C
Formati disponibili Bottiglia 33cl

Oni (demoni della tradizione orientale solitamente dalla pelle rossa), è una "Red IPA" ovvero un'alta fermentazione decisamente luppolata, con una percentuale di malti scuri che le donano un brillante color rosso rame. La schiuma color nocciola, compatta e cremosa, diffonde i profumi dei luppoli erbacei, fruttati, terrosi e speziati che si mescolano ai sentori maltati e di caramello dei malti speciali.
La bassa gasatura accarezza delicata il palato e ne esalta ancora di più il sapore, equilibrato tra l'amaro intenso, avvolgente, persistente e gli aromi dei malti tostati.
Di corpo medio, con un buon amaro lungo nel finale, la ONI si presta all'abbinamento con carni alla griglia, hamburgers, formaggi stagionati come il parmigiano reggiano o il pecorino romano, con pizze ricche, con piatti della cucina messicana e del sud-est asiatico, fritto misto e primi piatti di carne.

Abbinamenti consigliati

Carni bianche

Piatti piccanti

Piatti speziati

Pizza

Verdure

Prodotti consigliati

Nazione
Italia
Regione/città
Pesaro (PU)
www
www.birrificio61cento.beer

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Ottobre 2019

Sito nella città di Pesaro, Capoluogo con Urbino dell’omonima Provincia nella Regione Marche, prima di essere un birrificio, 61100 era solo il vecchio CAP della città. C’era ancora questo codice postale quando Samuele Giunta e Roberto Agostini, oramai 25 anni fa e poco più che ragazzi, durante gli studi universitari si appassionarono al mondo della birra. Dal 1998 ogni occasione era buona per divertirsi nel realizzare birra con attrezzature di fortuna o vecchie apparecchiature rivisitate allo scopo, come ad esempio vecchi congelatori a pozzetto, collocati in garage, modificati ed utilizzati come fermentatori.

Dopo anni di sperimentazione, all’inizio con un impianto auto-costruito e poi con un impianto pilota da 50 litri e specifici corsi per affinare la tecnica frequentati al CERB, Centro di Eccellenza dell'Università di Perugia che rappresenta il primo istituto di ricerca sulla birra nato in Italia, i due amici si resero conto che le nozioni conseguite erano, a questo punto, adeguate a realizzare un prodotto con requisiti qualitativi. Nel 2014 si uniscono al progetto Christian Giampaoli e Tommaso Balsamini, amici da sempre, ed assieme danno origine al primo birrificio artigianale di Pesaro che verrà inaugurato l’anno successivo. Nel gennaio 2015 nasce Brewco Srl, derivazione morfologica di Brewing Company, con cui inizialmente i soci hanno identificato la loro attività prima di chiamarla con l’attuale nome commerciale. A maggio di questo stesso anno i locali erano pronti ed a luglio viene realizzata la prima cotta. Le prime birre vengono commercializzate a novembre.

Il Cap di Pesaro nel frattempo è cambiato ma la loro passione è la stessa di quando hanno assaggiato la loro prima birra autoprodotta. La filosofia aziendale è chiare e si basa sull’accurata ricerca delle materie prime provenienti da tutto il mondo, come ad esempio i luppoli nativi acquistati in Giappone, Stati Uniti, Australia ed in Nuova Zelanda o i malti giungenti da Germania, Belgio ed Inghilterra. Senza dimenticare quanto sono stati fortunati nel nascere in Italia, ed essendo grati per tutte le materie prime di qualità eccelsa che offre il territorio, la loro curiosità li porta ad utilizzare anche ingredienti locali come le pesche di Montelabbate ed il grano Gentil Rosso, coltivato con metodo biologico nelle Marche, considerato uno dei migliori a livello internazionale così come lo sono i tanti cereali antichi italiani con radici nel Mediterraneo.

L’acqua impiegata viene filtrata con un sistema in grado di renderla più o meno dolce a seconda dello stile da realizzare. La ricerca di materie prime sempre più innovative e pregiate, la voglia di sperimentare nel creare nuove birre di grande bevibilità apportando continuamente perfezionamenti qualitativi sia per quel che riguarda gli ingredienti sia nel processo produttivo, assieme alla giusta porzione di equilibrio ed equilibri, rigore e metodo, passione e creatività, sono motivo di orgoglio per i quattro amici. Il punto d’incontro rimane sempre lo stesso: la qualità, e come loro stessi dichiarano: “Cerchiamo una sfida in ogni birra che creiamo. Ci diverte stupire rendendo unici gli stili di birra comuni e donando grande bevibilità a scure più difficili. Se venite a trovarci, ve le presentiamo di persona. Per noi produrre buona birra richiede conoscenza, competenza, creatività e perseveranza. Serve studiare, e poi provare e riprovare secondo il proprio gusto. È quello che cerchiamo di fare, ci ispiriamo agli stili della birra riconosciuti per darne la nostra interpretazione”.

Il sistema produttivo è composto da un impianto BBC inox da 10 hl con tre tini, cinque fermentatori singola cotta, due fermentatori doppia cotta, un maturatore doppia cotta, una linea di imbottigliamento isobarica, un’etichettatrice Enos, una cella frigorifera, una cella calda per la rifermentazione, una stanza per malti e cereali ed uno spaccio aziendale completano la struttura.

Numerosi gli eterogenei stili realizzati, sia a bassa che ad alta fermentazione, strettamente legati ai luoghi dai quali provengono le materie prime in Paesi del mondo in cui la birra ha un valore storico e culturale. Quasi tutte le birre 61cento sono rappresentate graficamente da un animale disegnato a mano sulle etichette di chiara ispirazione giapponese o da immagini di miti della cultura orientale. La produzione complessiva (l’azienda realizza birre anche per conto terzi, ovvero i beer firm che si appoggiano a strutture come la loro), attualmente è di circa 700 ettolitri. Di questi, per quanto riguarda la produzione a marchio proprio (450 ettolitri), un 30% viene infustato ed il rimanente viene imbottigliato in formato 33 e 75 cl. con una corrispondenza di due terzi sul totale a vantaggio della prima misura.

Non mancano certamente premi e riconoscimenti a livello italiano come ad esempio il Premio Cervisia del 2016 e del 2017 e due primi posti al concorso “Birra dell’Anno 2017”. È proprio il caso di dire che i quattro amici hanno trasformato in brevissimo tempo quella che era una passione in un vero e proprio lavoro.


Premi e riconoscimenti

Birra dell’Anno 2017: Medaglia d’oro, Birra dell’anno, categoria “scure alta fermentazione” con la birra Koi
Birra dell’Anno 2017: Medaglia d’oro, Birra dell’anno, categoria “chiare e ambrate fermentazione ibrida” con la birra Elk
Premio Cerevisia 2017: Medaglia d’argento per la categoria Bassa fermentazione con la birra Kiwi
Premio Cerevisia 2017: Medaglia d’oro per la categoria Bassa fermentazione con la Koi
Premio Cerevisia 2016: Medaglia di Bronzo per la categoria Bassa fermentazione con la birra Elk