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Mikkeller Sort Kaffe

Birrificio
Mikkeller
Nazione
Danimarca
Stile
Black India Pale Ale

Black India Pale Ale

Giovane ed ibrida tipologia di birra, a volte chiamata Cascadian Dark Ale, ha origine da una ricetta che incarna le specifiche dei malti scuri (tostato, adusto e cioccolato) con il sapore e aroma del luppolo dell’America Nord Occidentale.

Colore
Marrone scuro
Grado alcolico
9.2 %
Pinta Bicchiere consigliato
Pinta
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Mikkeller Sort Kaffe 33cl Mikkeller Sort Kaffe 33cl
5,80 €
piu
meno
Mikkeller Sort Kaffe 33cl Mikkeller Sort Kaffe 33cl - Cartone da 24 bottiglie
132,00 €
a bottiglia € 5,50
piu
meno

Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Amaro   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Voto RateBeer 98 / 100   Voto Beer Advocate 4.36 / 5
Stile Black India Pale Ale   Temperatura di servizio 7/9°C
Formati disponibili Bottiglia 33cl
Black IPA con caffè. Emana aromi erbacei, con sentori di frutto della passione ed agrumi che si sposano perfettamente con il caffè. Al palato è ricca cremosa e fruttata, finale secco ed amaro.

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Nazione
Danimarca
Regione/città
isole Sjælland e di Amager / Copenhagen
www
www.mikkeller.dk

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Agosto 2013

Mikkeller è un cosiddetto birrificio “fantasma” o “zingaro” nato nel 2006 a Copenhagen in Danimarca, così chiamato perché produce le sue birre utilizzando le attrezzature di altre brewery. L’azienda è stata fondata da due homebrewer: un insegnante di matematica e fisica di liceo Mikkel Borg Bjergsø e un giornalista, Kristian Klarup Keller, con l'intento di far conoscere la propria birra fatta in casa e di "sfidare” gli amici birrai a “colpi” di intensi e nuovi sapori. Le birre concepite sono di chiara ispirazione americana perché come dicono loro: “gli americani fanno birre taglienti e non hanno paura di giocare e rompere tutte le regole”. Prima di fondare la società, i due homebrewers sperimentano le loro creazioni facendo degustazioni a casa di amici e producendo le proprie cotte nella cucina dell’appartamento di Mikkel. Dopo il successo di queste degustazioni alla “ceca” i due si avviano alla creazione di nuove ricette e partecipano a vari concorsi nazionali vincendo molti di essi. Cosi dichiara Mikkel: “quando abbiamo cominciato a produrre birre e a farle assaggiare alla gente ci hanno detto che erano buone e alla fine abbiamo pensato che sarebbe stato divertente e gratificante un giorno allargare la nostra produzione anche fuori dai confini nazionali”. Siamo ancora agli inizi, la produzione è ancora piccola ed "underground", la birra viene concepita solo per pochi incontri con appassionati e in piccoli locali. Il fratello di Bjergsø aprì un negozio specializzato nella vendita di birra nel 2005 ed iniziò a distribuire i fermentati prodotti dai due amici in tutto il paese. Nel 2006, incoraggiati dalla richiesta Mikkel e Kristian costituiscono una società di produzione con il nome di "Mikkeller". In questo stesso anno, producono una birra sperimentale chiamata “Beer Geek Breakfast”, una Stout che vince il campionato nazionale nella sua categoria.

Poco dopo Mikkeller fa la sua prima apparizione ufficiale al “Beer Festival di Copenaghen”, dove il birrificio introduce, riscontrando un enorme successo, otto birre diverse. La popolarità ottenuta li porta ad un accordo di distribuzione internazionale e per far fronte alla domanda, Mikkeller inizia a preparare i suoi fermentati in fabbriche di birra già esistenti non avendo una propria sede. “Quando per la prima volta ci siamo avvicinati ad un birrificio danese per vedere se potevano affittare le loro sedi è stato più facile di quanto pensassi", dice Bjergsø. "Ho telefonato e ho detto: siamo due produttori che vogliono fare la nostra birra a casa vostra, possiamo noleggiare l'attrezzatura? Hanno praticamente detto si subito. Naturalmente, quando ci siamo andati e abbiamo fatto il primo lotto, hanno pensato che fossimo pazzi perché abbiamo usato una quantità enorme di luppolo”. Il ricavato delle vendite è servito per pagare l'affitto dei macchinari utilizzati per i vari processi di produzione. Questo primo lotto, un’IPA richiesta negli States dal nome “Invasion”, era solo di 2000 bottiglie e ribadisce Bjergsø "abbiamo pensato che se non le avessimo vendute non sarebbe stata una gran perdita. Alla fine è stato venduto tutto e in maniera molto celere”.

La ragione per cui le birre hanno avuto così tanto successo, dice Bjergsø, è che erano differenti da quelle che si potevano reperire in Danimarca e negli States nel 2006. Purtroppo però Keller decide di uscire dalla società nel 2007, perché il suo interesse era solo volto solo a produrre una manciata di birre, mentre Bjergsø era desideroso di creare costantemente nuove ricette con nuovi sapori. Keller smette di produrre birra e decide di accettare un importante incarico giornalistico / editoriale. Dal momento della partenza del suo partner, Bjergsø ha guidato le produzioni da solo, ispirato dall’intento di “fare birra senza compromessi”. Un po’ sull’onda del trend produttivo degli emergenti micro e macro birrifici artigianali americani, che “non hanno paura di giocare e rompere tutte le regole”. Sembra quasi di sentir parlare quelli di Brewdog. Oggi le birre di Mikkeller sono vendute in oltre 40 paesi in tutto il mondo, solo il 10 per cento della produzione è distribuita nel suo paese d'origine: la Danimarca. Con tale successo avrebbe potuto facilmente costruirsi un proprio birrificio, perché non lo ha fatto? Mikkel risponde in questo modo a questa domanda: "avevo paura che se avessi comprato una fabbrica di birra sarei dovuto scendere a compromessi su un sacco di cose, per esempio sul gusto, perché sarei stato messo sotto pressione per vendere molti quantitativi. Bisognava avere grossi prestiti ed allora ho pensato che mi bastava usare delle attrezzature già pronte". Sono molti i birrai a non condividere questa scelta mentre altri l’approvano in maniera indiscutibile, ad esempio la Sheffield Steel City Brewing è un altro birrificio senza una casa permanente.

Mikkeller però è probabilmente quello che ha viaggiato di più, non per altro viene soprannominato “Il Padrino dei Gypsy Brewing”. I suoi viaggi in Gran Bretagna hanno incluso anche BrewDog in Fraserburgh, dove il suo fondatore James Watt è un suo ammiratore di lunga durata. "La cosa che mi piace di lui è la diversità stilistica delle birre che fa" dice Watt e ribadisce: "Mikkeller può creare tutto, da una birra leggera come una Lager fino a un enorme Imperial Stout invecchiata in botti di Calvados. Produce tantissimi stili con una qualità indiscutibile. Le sue birre sono davvero ben eseguite, si sta spingendo oltre i confini, è innovativo, eccitante e diverso. Egli mette in mostra tutto quello che una birra può dare”. Lo stile di Mikkeller è considerato unico nel suo genere, dal momento che molte delle birre sono assolutamente sperimentali, con fragranze e sapori quasi mai avvertiti prima nel mondo della birra. Nel corso della sua storia, Mikkeller ha preparato oltre 600 birre diverse a differenza di molti altri microbirrifici, con una grande varietà di stili. Il ritmo di produzione è considerevole, per esempio nel 2010 Mikkel ha introdotto nel mercato 76 nuove birre. Alcune sono costantemente in produzione, mentre la maggior parte sono disponibili solo per un tempo limitato, in piccoli lotti e in una determinata area geografica. Mikkeller è molto apprezzato tra gli appassionati di birra a livello mondiale ma purtroppo non riesce a soddisfare la richiesta dei suoi fermentati.

Nonostante sia passato un po’ di tempo l’azienda produce ancora esclusivamente in varie strutture di accoglienza anche se in Norvegia e in Belgio ha ora due birrerie che gli producono birra regolarmente. Tutto ciò permette a Bjergsø di passare più tempo a casa sua in Danimarca. Crea soprattutto i suoi fermentati alla De Proef Brouwerij in Belgio ma anche in altre brewery come la Nøgne Ø in Norvegia, l’Evil Twin e Cigar Town negli Stati Uniti ed AleSmith in California. Complessivamente la produzione annua è di circa 8.500 ettolitri. Mikkeller chiaramente non può offrire un tour della fabbrica di birra, ma è possibile degustare tutte le sue creazioni al Mikkeller Bar a Copenaghen. Nel marzo 2013 Mikkeller e un altro microbirrificio danese, To Øl, hanno aperto il secondo pub Mikkeller a Copenaghen, chiamato Mikkeller & Friends. In questo stesso anno, a luglio, viene aperto un pub Mikkeller a San Francisco in California e uno a Bangkok in Thailandia. Nel pub di San Francisco Mikkeller ha adottato un nuovo sistema di spinatura chiamato "on-the-fly", che permette un controllo molto sofisticato della mescita e garantisce in modo molto preciso la temperatura di esercizio ottimale. Bjergsø ha sentimenti contrastanti circa la produzione e la mescita di birra nella sua terra Natale: "Credo che la scena della birra in Danimarca stia crescendo ma penso che la maggior parte delle birrerie non stanno facendo davvero un ottimo lavoro. Il 95% per cento delle persone in Danimarca non beve una IPA molto luppolata. Quindi le birrerie devono scendere a compromessi per vendere abbastanza birra. A mio parere è un peccato”.

Noma, il ristorante di Copenhagen votato come il migliore al mondo negli ultimi due anni, serve la birra prodotta da Mikkeller. "La scena del cibo in Danimarca sta impazzendo in questo momento", dice Bjergsø "lavoriamo a stretto contatto con molti di questi ristoranti". Mikkel ha cominciato a produrre birra mettendo a dura prova le papille gustative degli abitanti della Danimarca, oggi fa la stessa cosa solo che lo fa a livello mondiale. Questi sono i numeri di una brewery nata non 150 anni fa, ma solo nel 2006, ed oggi è fra le brewery più trendy dell’intero panorama europeo, nel quale, insieme alla Brewdog, alla De Molen e De Struise Brouwers costituiscono la vera e propria “falange armata” del movimento di rinnovamento produttivo. Il cammino di Mikkeller è costellato di infiniti (e sempre interessantissimi) esperimenti, per mezzo dei quali hanno visto la luce birre quasi “uniche”, incarnazione di quella voglia di sfidare che è la radice della filosofia produttiva di Mikkel. Dalle birre brassate con una singola quantità di luppolo (le Single Hop) a quelle per le quali vengono usati i lieviti Brettanomiceti, dalle impressionanti Imperial Stout, alla splendida birra natalizia Santa’s Little Helper, la cui ricetta ogni anno viene diversificata a partire dal 2006. Mikkeller si distingue anche per le ricorrenti partnership internazionali che ogni volta vedono coinvolti alcuni fra i birrifici più innovativi e sicuramente affini per quanto concerne la filosofia produttiva. Mikkeller ha co-prodotto con le americane Stone e Alesmith producendo la Stone Belgian Style Tripel Ale, ha fatto la Tyttebær (ed altre sette birre)in collaborazione con la norvegeseNøgne Ø, la Stateside e la Divine Rebel con la Brewdog e la particolarissima Seven Russian Imperial Stout in collaborazione con altri 6 microbirrifici danesi, una birra da 12°, 17 diversi tipi di malti e 5 diversi luppoli. La fantasia è quindi potere!

Premi e riconoscimenti

Tantissimi sono i riconoscimenti, dal primo premio vinto nel 2006 e riconfermato nel 2008 e 2009 in Danimarca al "Danish Brewery of the Year" fino al riconoscimento come il quinto miglior birrificio al mondo.