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Nazione
Germania
Regione/città
Baviera / Sachsenkam
www
www.klosterbrauerei-reutberg.de

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Febbraio 2014

"Da una nobile contessa
E una santa badessa
Nasce una cooperativa
che con molta fatica
partorisce un’amica:
la nostra maltata diva "

Le birre Reutberger affondano le loro radici nelle abbazie ma paradossalmente devono la loro nascita non solo al clero ma anche alla nobiltà. Cosa ancor più stimolante perché insolita è che artefici della loro creazione siano state due donne.

Corre l’anno 1618 e la contessa Anna von Pienzenau, signora del castello di Reichersbeuern che nel corso degli anni diventerà contessa di Carrara e di Aquilata, fa dissodare una montagna nei pressi di Sachsenkam e in seguito a un voto fa edificare un’abbazia per suore francescane.

All’inizio non pensò al fatto che le monache avrebbero bevuto più volentieri birra che acqua, soprattutto considerato che le pie donne o lavoravano manualmente prodotti di artigianato oppure erano impegnate nella coltivazione dei campi e in altre pratiche agricole.

Solo dopo una sessantina d’anni dalla fondazione dell’abbazia, precisamente nel 1677, le monache chiesero al governo del principe elettore, loro feudatario, la concessione di cominciare una produzione della maltata bevanda all’interno del convento.

Il 29 settembre dello stesso anno, festività di san Michele, venne prodotta la prima cotta di birra. La qualità di questa prima birra forse non era del tutto soddisfacente. Per questo motivo un paio d’anni più tardi venne chiamato un frate laico, verosimilmente un terziario francescano, soprannominato Fratello Birra, affinché desse una mano a queste pie donne nella produzione della birra.

Va da sé che tale produzione dovesse costare poco per rispettare i voti di povertà pronunciati dalle religiose. Per questo motivo nelle terre abbaziali vennero coltivati l’orzo e il luppolo e ancor oggi ne dà palese testimonianza il nome della campagna che si stende nei pressi di Reutberg, chiamata Hopengarten, ossia il luppoleto.

Per più di un secolo la vita del monastero e della annessa birreria scorre pacificamente, senza sussulti. Nel 1786 però è riportata dai cronisti del tempo una grande affluenza di viandanti provenienti da tutte le contrade bavaresi e anche da regioni lontane. Si trattava una congerie di straccioni formata da soldati sbandati e da gente andata incontro alla miseria che sperava di trovare calore e calorie bussando al portone del convento. A costoro non venne servito il costoso vino ma la più popolare birra fresca di produzione. Ciò che c’era da aspettarsi puntualmente si verificò.

Si alzarono lamentele, lagnanze e proteste da tutti i birrai del territorio, soprattutto da quelli di Tölz. In queste rimostranze veniva sottolineato che il monastero aveva abusato della sua concessione e teneva in essere un locale di mescita per contadini in cui da mane a sera la birra veniva spillata e degustata. Evidentemente sia la qualità sia il prezzo della birra dovevano soddisfare le rustiche gole talché si ha notizia e testimonianza plurima dell’attività produttiva di fratello Birra, che con il ricavato della vendita della birra si occupava di sostentare l’amara esistenza dei poveri del contado.

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