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Opperbacco Bianca Piperita

Birrificio
Opperbacco
Nazione
Italia
Stile
Blanche / Witbier

Blanche / Witbier

Rinfrescanti, particolarmente dissetanti, gustose e molto leggere. Possono utilizzare anche frumento non maltato. Al palato sono leggermente acidule, fresche e speziate. Gli aromi prevalenti sono quelli di coriandolo e di agrumi.

Colore
Bianco
Grado alcolico
4.6 %
Pinta Bicchiere consigliato
Pinta
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Opperbacco Bianca Piperita Opperbacco Bianca Piperita 33cl
3,80 €
piu
meno
Opperbacco Bianca Piperita Opperbacco Bianca Piperita 33cl - Cartone da 12 bottiglie
43,20 €
a bottiglia € 3,60
piu
meno
Opperbacco Bianca Piperita Opperbacco Bianca Piperita 75cl
7,90 €
piu
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Opperbacco Bianca Piperita Opperbacco Bianca Piperita 75cl - Cartone da 12 bottiglie
90,00 €
a bottiglia € 7,50
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Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Acidulo   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Voto RateBeer 3.05 / 5   EBC 6.1
Sottostile Belgian White   Stile Blanche / Witbier
IBU 15.2   Temperatura di servizio 6/8°C
Formati disponibili Bottiglia 33cl, Bottiglia 75cl

Birra d'ispirazione belga, in stile Blanche, da cui il nome. Nel rispetto dello stile si impiegano frumento non maltato, avena, buccia d'arancia e coriandolo. Caratterizzata dall'utilizzo della menta piperita di un produttore locale, talmente caratterizzante che costringe il birraio ad usarlo con moderazione, e del miele abruzzese di produzione locale. I sentori di menta sono facilmente distinguibili e garantiscono una piacevole sfumatura balsamica. Per questa birra in stile belga sono stati utilizzati luppoli styrian goldings, saaz. Beverina e fresca, perfetta nel periodo estivo.

Prodotti consigliati

Nazione
Italia
Regione/città
Abruzzo / Cesarino di Notaresco
www
www.opperbacco.it

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Agosto 2013

Ci troviamo in un piccolo paesino dell’Abruzzo e precisamente a Cesarino di Notaresco in provincia di Teramo, in una zona nota più per il vino che per la birra. Percorso un piccolo tratto sterrato, circondato da olivi secolari, vigneti e terreni seminati a grano, orzo e girasoli, ci troviamo davanti una piccola piana dove sono ubicati, l’uno di fianco all’altro, due edifici. La vista è splendida, di fronte a noi si erge il Gran Sasso.
Vi dicevo due edifici: uno si chiama Agripub e la sera ci si può fermare per assaporare le birre, l’altro è una casa colonica sede del birrificio ed abitazione del “fenomeno”. E’ proprio così che definirei Luigi Recchiuti visto che in soli quattro anni ha prodotto birre artigianali tra le migliori che il mercato italiano oggi possa offrire. Nato quarantacinque anni fa, laureato presso l’Università di Bologna come agronomo, lavora all’inizio come libero professionista e in seguito come rappresentante per la Monsanto (una multinazionale di biotecnologie agrarie).
Il richiamo di un’attività in proprio però è molto forte, in una zona del teramano ricca di vigneti di Montepulciano e Trebbiano, oliveti, con il padre, piccolo imprenditore agricolo e proprietario di un frantoio. Nel 1999 comincia ad avvicinarsi al mondo della birra artigianale grazie a Guido Taraschi, allora presidente di Unionbirrai. Nel 2001 presenta il primo progetto per un micro birrificio ma è costretto a rinunciare per difficoltà burocratiche. Apre così un agriturismo con mescita di birra, l’Agripub, ed inizia a distribuire birra, lavoro che segue tuttora. La sua passione di homebrewer dal 2000 al 2009, lo porta ripetutamente in Belgio per fare acquisti, conoscere gli stili, gli ingredienti e tutte le fasi di produzione. La scelta ricade su fermentati di altissima qualità, tutte le Trappiste per esempio, inoltre visita ripetutamente La Chouffe, la Brasserie Dupont e tante altre fabbriche di birra. Tra queste, ricorda perfettamente il birrificio Saint Monon, perché l’ingegnere birraio aveva costruito in proprio l’impianto, riciclando vasche per il latte e i fori del tino di filtrazione erano stati realizzati con un trapano.Fra le tante reminescenze di viaggio spicca quella nell’abbazia di Westvleteren, quando ancora si potevano acquistare 10-20 casse di birra. Con la loro vendita Luigi riusciva a pagarsi una parte del viaggio in Belgio.

La possibilità di aprire un birrificio diventa più concreta grazie alla moglie Arianna Calisti, che decide di svolgere una ricerca sull’analisi dei costi e sull’economia di un micro birrificio, contattando direttamente Birra del Borgo a Borgorose. I primi contatti con Leonardo Di Vincenzo si rivelarono sorprendenti e l’esperienza di Leonardo fu fondamentale, soprattutto per ridimensionare le paure di Luigi sulle necessarie autorizzazioni per realizzare un impianto artigianale.
Il nome del birrificio “Opperbacco” è un richiamo alla cultura del vino, il logo è “Il Bacco di Caravaggio” con in mano però un boccale di birra, al posto del vino. Finalmente l’apertura avviene nel febbraio 2009 e già nel 2010 vengono prodotti 600 hl, soprattutto in fusto, fatto abbastanza inusuale per un micro birrificio. Oggi la produzione si attesta a più di 1000 hl all’anno e le birre vengono prodotte con malti italiani e belgi, con luppoli per lo più americani, tedeschi e cechi, utilizzando la splendida acqua del Gran Sasso che viene estratta a pochi chilometri dall’azienda. Vengono utilizzati anche prodotti legati al territorio per aromatizzare alcune birre, come ad esempio il miele e la menta abruzzese.

Opperbacco, però non è solo un birrificio legato al territorio, le sue bottiglie e i suoi fusti sono diffusi su tutto il territorio nazionale ed anche nei paesi del Nord Europa (Scandinavia) ed è possibile degustare i suoi prodotti anche a New York nei migliori ristoranti grazie anche ai riconoscimenti ricevuti da Slow Food, che nella sua guida alle birre d’Italia 2011, premia con 5 stelle la “10eLode” e la “Bianca Piperita”. Anche la parte impiantistica si sta sviluppando, con fermentatori della Spadoni e con una sala di cottura dalla capacità di 20 hl per cotta, in grado di produrre annualmente 50.000 bottiglie e 1500 fusti. In cantina c’è anche spazio per due barrique da 225 litri, in cui sono affinate e sperimentate alcune birre. Molte delle sue ricette nascono dal lavoro da homebrewer come la “TriplIpa”, che unisce le caratteristiche di una Tripel e di un’IPA o come la 10eLode che nasce dal clone della Westvleteren tappo giallo.
Luigi Recchiuti sentenzia: “Quando mi chiedono qual è il legame tra la mia birra e il territorio rispondo senza dubbio l’acqua. Nonostante pochi anni di attività ho già ricevuto numerosi premi e riconoscimenti dall’Italia e dall’estero. La nostra capacità produttiva sta aumentando e l’obbiettivo per il futuro è di creare prodotti sempre più genuini. Opperbacco che birra! E’ l’esclamazione che vorrei che si pronunciasse all’assaggio delle mie birre. Presi il Bacco di Caravaggio, gli tolsi il bicchiere di vino e gli misi in mano un bicchiere di birra. Così nacque Opperbacco”.