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Augustiner Weissbier

Birrificio
Augustiner-Bräu
Nazione
Germania
Stile
Weiss

Weiss

Prodotte con grano maltato, dotate di un corpo medio e di una discreta effervescenza. Presentano un distinto carattere di lievito, frutta matura e spezie. Al palato sono rotonde, gustose e rinfrescanti, con un retrogusto moderatamente secco ed acidulo.

Colore
Dorato opalescente con riflessi arancioni
Grado alcolico
5.4 %
Weizenglass Bicchiere consigliato
Weizenglass
PRODOTTO PREZZO iva inc. QUANTITÀ
Weissbier da 50cl Weissbier 50cl
3,30 €
piu
meno
Weissbier da 50cl Weissbier 50cl - Cartone da 20 bottiglie
62,00 €
a bottiglia € 3,10
piu
meno

Caratteristiche e degustazioni

Gusto prevalente Dolce   Tipo di fermentazione Alta fermentazione
Voto RateBeer 3.23 / 5   Voto Beer Advocate 89 / 100
Stile Weiss   IBU 14
Frizzantezza (CO2 g/l) 6.7   Temperatura di servizio 5/7 °C
Formati disponibili Bottiglia 50cl

Birra in stile Weizen per eccellenza dal colore dorato opalescente a causa dei lieviti in sospensione ancora presenti e con un bel cappello di schiuma bianca abbondante e persistente.
Prodotta secondo accurati dettami e sulla base di ingredienti scelti con massima cura, promana aromi fruttati (albicocca e soprattutto banana), speziati (chiodi di garofano), di pane, agrumi e miele.
Aromi che vengono riproposti anche al gusto e che donano una sensazione palatale liscia e cremosa.
Termina con un giusto grado di amarezza che la rende pericolosamente beverina. Un must per gli amanti dello stile!

Prodotti consigliati

Nazione
Germania
Regione/città
Baviera / Monaco di Baviera
www
www.augustiner.at

Storia Birrificio

Ultimo aggiornamento: Gennaio 2014

La storia di questo birrificio, il più antico di Monaco di Baviera, comincia 720 anni fa nel 1294 quando venne posata la prima pietra del monastero di S. Agostino in Haberfeld (Campo di Haber) adiacente alla Neuhauser Gasse (Vicolo verso Neuhaus). Attraverso documenti risulta che già nel 1328 esisteva un birrificio all’interno del monastero che produceva eccellenti birre.
Tutto ciò non cambiò neppure quando, in quell'anno nefasto, un grandissimo incendio divorò quasi tutta Monaco: i suoi annali svelano che il monastero restò intatto. In base a questi certificati, l'anno 1328 è conclamato a tutti gli effetti l'anno di fondazione del birrificio Augustiner, di fatto il più antico tra gli esistenti birrifici di Monaco di Baviera. L’avvento della secolarizzazione (termine di origine latino ecclesiastico che deriva da speculum, il cui significato è mondo, è quel fenomeno per il quale la società non adotta più un comportamento sacrale, si allontana da schemi, usi e costumi tradizionali.
Questo fenomeno investe tutto il sistema dei valori, modificandoli e con essi, trasformando anche le identità, le appartenenze, comprese quelle laiche o laicizzate) avvenuta nell'anno 1803 per mano di Napoleone Bonaparte, statalizzò con le sue riforme moltissimi monasteri bavaresi. La famosa birra era stata ininterrottamente prodotta nel birrificio e venduta nelle osterie, luoghi molto amati per l'atmosfera amichevole che vi aleggiava proprio dai monaci stessi.

Questi ultimi godevano dell’esenzione da eventuali tasse, elargita loro dal reggente bavarese come tangibile riconoscimento per l'impegno nella produzione di birra di eccellente qualità. In seguito all'esproprio, attraverso lo stato e la partenza dei fratelli dell'ordine agostiniano, il birrificio venne privatizzato e poi trasferito nel 1817 in Neuhauser Straße 275 (Strada verso Neuhaus), dove ancora oggi esiste la rinomata casa madre (Stammhaus) al numero civico 27, situata nell’area pedonale del centro di Monaco. In questa seconda casa madre i locali per la produzione di birra rimasero soltanto fino al 1885, anno in cui vennero trasferiti per lasciare spazio al grande ristorante Augustiner, tutt'ora esistente e molto rinomato, grazie anche al rinnovamento estetico per mano del famoso architetto Emanuel von Seidl. Gli scantinati chiamati “Kellerareal”, in Landsberger Straße (Strada verso Landsberg), divennero i successivi locali destinati ad ospitare il birrificio e sono tali sino ad oggi ai numeri civici dal 31 al 35. Quest'ultimo ed ormai approvato trasloco venne ordinato dalla famiglia Wagner e più precisamente dal Signor Anton e dalla Signora Therese, che nel 1829 avevano rilevato l'impresa e fatto di essa un'attività familiare, concetto che Augustiner-Bräu tutt'oggi mantiene saldo. Durante la seconda guerra mondiale il famoso birrificio subì pesanti danni, il complesso è però ormai tornato da tempo al suo antico splendore e dichiarato monumento storico sotto la protezione della Soprintendenza dell’Antichità e Belle Arti che tutela strutture architettoniche d'interesse artistico o storico.

Con notevoli investimenti è stata ingrandita la capacità di produzione ed allo stesso tempo razionalizzata l'intera impresa. La birra in bottiglia viene travasata grazie a due imbottigliatrici completamente automatizzate, mentre la birra da botte - tradizionalmente in legno - viene trattata con la massima cura ed attenzione dai mastri birrai. Malto di rara qualità viene tuttora prodotto nella malteria della ditta stessa. Tutta l'impresa viene alimentata con acqua corrente riscaldata a gas metano naturale ed è quindi molto ecologica. Le nubi di vapore che escono dai locali di produzione non vengono più rilasciate nell'atmosfera, come succedeva un tempo, ma usate come base per la produzione di nuova energia. L'acqua, potabile e di elevata qualità, viene estratta dal pozzo pertinente pompandola per 230 metri verso l'alto e quindi utilizzata come ingrediente basilare per produrre la birra. La birra sopraffina viene servita, tra l'altro, anche nel locale adiacente al birrificio e di proprietà dello stesso: il "Bräustüberl", con sede in Landsberger Straße (Strada verso Landsberg).

Le birre prodotte

Sono delle specialità che vengono prodotte seguendo alla lettera le regole ferree stampate nel "Reinheitsgebot" bavarese del 1516, decreto che fino ad oggi detta gli unici ingredienti utilizzabili per la birra bavarese originale.

La filosofia aziendale

La filosofia aziendale di Augustiner Braü si basa su tre principali fondamenti: qualità, tradizione e regionalità. Per ciascuno di questi obiettivi la consapevolezza ambientale è un fattore cruciale.

Consumo di risorse
Vengono utilizzate tutte le risorse con parsimonia ed attenzione, viene chiesto la stessa cosa ai partner commerciali. Viene inoltre verificato, per principio, l'uso economicamente sostenibile delle migliori tecnologie per proteggere l'ambiente.

Conformità alle normative
Le disposizioni di legge e i requisiti normativi sono delle prerogative. Miglioramento continuo. Tutte le operazioni durante il processo di produzione sono volte a migliorare i parametri per la tutela dell'ambiente.

Istruzione dei dipendenti
Nell'ambito dell'istruzione e formazione dei dipendenti, il birrificio si impegna a promuovere ed incoraggiare la consapevolezza ambientale e un comportamento responsabile nei confronti dell'ambiente.

Coinvolgimento di enti pubblici/dei cittadini
Contatti diretti e continui con agenzie pubbliche, locali e regionali, permette di prevenire o minimizzare l'inquinamento.

Approvvigionamento
Durante la valutazione e selezione dei fornitori, viene data la massima importanza alla presenza di norme ambientali societarie e in particolare di sforzi per conservare risorse ed evitare emissioni o rifiuti di ogni genere.

Il "Bräustüberl"

Il "Bräustüberl" è lo splendido locale adiacente al birrificio e di proprietà dello stesso, dove si possono gustare oltre alle birre prodotte dall’azienda, anche tutte le varietà di piatti tradizionali locali.
Cucina bavarese: da salsicce bianche con pollo arrosto fino allo stinco di maiale croccante, qui è possibile assaggiare ogni pietanza tipica bavarese.
La macelleria all’interno garantisce l'elevata qualità della carne. Atmosfera: il "Bräustüberl" è affollato la sera è frequentato da residenti di Monaco e visitatori internazionali.
Terrazza sul tetto: inaugurata nel 2010, l’area offre “un'atmosfera birraia” a cielo aperto in cima al palazzo al 2° piano. Ideale per le calde giornate estive. N.B. se è la prima volta che visitate questi luoghi e vivamente consigliato l’assaggio delle salsicce bianche di maiale, fresche ogni giorno, con pretzel, senape dolce e una fresca birra di frumento alla spina. Probabilmente non vi è nessun pasto più tradizionale e popolare di questo. Aperto tutti giorni dalle ore 10:00.

L’Editto della Purezza bavarese

Il "Reinheitsgebot", letteralmente "decreto/dettame di purezza" è una legge promulgata da Guglielmo IV di Baviera, atta a regolamentare la produzione e la vendita della birra e venne sottoscritta il 23 Aprile 1516 nella città di Ingolstadt in Germania. Si ritiene che si tratti della più antica regolamentazione nel settore igienico-alimentare ancora in uso. Nel testo originale sono designati, come soli ingredienti utilizzabili nella produzione della birra, solo l’acqua, l’orzo e il luppolo. La legge fissa inoltre il prezzo della birra a 1-2 Pfennig per Maß (un'unità di volume bavarese pari a 1,069 litri). Il Reinheitsgebot non è più incluso tra le leggi tedesche; al suo posto c'è la "Legge provvisoria sulla birra tedesca", (Vorläufiges Deutsches Biergesetz), che permette alcuni ingredienti proibiti nel Reinheitsgebot, come il malto di frumento e lo zucchero di canna, ma che non permette più l'utilizzo di orzo non maltato. Si noti come nel testo originale non sia menzionato il lievito. Fu solo nei primi anni dell'Ottocento che Louis Pasteur, scoprì il ruolo dei microorganismi nel processo di fermentazione, pertanto, all'epoca della stesura del testo, il lievito non era riconosciuto come ingrediente della birra. I mastri birrai in genere raccoglievano il "fondo" di una fermentazione precedente per aggiungerlo a quella successiva: tale sedimento conteneva di solito i microorganismi necessari per attivare il processo. Il luppolo era aggiunto alla birra come conservante e la sua menzione nel Reinheitsgebot indica la volontà di prevenire i metodi di conservazione scadenti usati prima del suo utilizzo.

I birrai medioevali avevano usato molti ingredienti problematici per la conservazione della birra tra cui, per esempio, la fuliggine e l'amanita muscaria. Più comunemente venivano utilizzate altre erbe come l'ortica, "imparentata" con il luppolo. Nel Reinheitsgebot sono inserite anche le sanzioni per la produzione di birra non conforme: al birraio che utilizza altri ingredienti possono essere confiscate senza alcun indennizzo le botti per cui sussista il dubbio. I birrifici tedeschi sono molto orgogliosi del Reinheitsgebot e molti (anche quelli che utilizzano il malto di frumento) asseriscono di conformarsi. Si tratta quindi più di un espediente commerciale piuttosto che della realtà dei fatti. Il Reinheitsgebot rappresentò il culmine di una lunga metamorfosi di leggi, durata più di 200 anni, che disciplinava la produzione della birra in modo tale che non venissero utilizzate sostanze nocive oppure ingredienti essenziali per l'esclusiva e vitale produzione del pane. Inoltre fissava i prezzi della birra assicurando in questo modo un alimento di base alla popolazione.

Nel corso dei secoli queste norme di legge vennero adottate da tutti i diversi stati tedeschi. In seguito, nell'anno 1906, le stesse vennero accolte anche dall'intero Impero Tedesco e dai suoi successori sino ad approdare ai nostri giorni. Ancora oggi la "Biergesetz", la legge per la birra tedesca che regola a sua volta la produzione della birra in Germania, si basa fortemente sul "Reinheitsgebot", il quale è ancora il simbolo dell'alta qualità per eccellenza. In parte il Reinheitsgebot fu introdotto per prevenire la competizione sul prezzo del frumento e della segale tra birrai e panificatori. La restrizione tra i cereali al solo orzo intendeva assicurare la disponibilità di quantità sufficienti di pane di buona qualità, dal momento che i più pregiati frumento e segale erano riservati alle attività dei fornai. Ancora oggi molte birre bavaresi sono prodotte con l'orzo. ll Reinheitsgebot si estese lentamente attraverso la Baviera e la Germania.
La Baviera insisté sulla sua applicazione in tutta la Germania come requisito indispensabile all'unificazione del paese nel 1871, in modo da prevenire la competizione con le birre prodotte altrove con una gamma maggiore di ingredienti. Tale procedimento incontrò una forte resistenza tra i birrai non bavaresi. Si pensa che ciò abbia portato all'estinzione di molte tradizioni birraie e di molte specialità locali, come la birra speziata e quella alle ciliegie tipiche della Germania settentrionale, portando le Pilsener a dominare il mercato tedesco. Regolamentazioni simili a quelle del Reinheitsgebot furono incorporate in vari disciplinari delle corporazioni e leggi locali in tutta la Germania e nel 1952, furono incluse nel Biersteuergesetz (legge sulla tassazione della birra) della Germania Ovest. Molti birrai in quella occasione obiettarono alla legge, dissentendo più sull'ammontare delle tasse che sui requisiti degli ingredienti.

La legge doveva applicarsi solo alle birre Lager, ma presto i birrai che producevano altre tipologie birraie si adeguarono. Oggi le leggi dell'Unione europea permettono altri ingredienti oltre a quelli ammessi dal Reinheitsgebot, ma la maggior parte dei birrifici tedeschi si conformano volontariamente al Reinheitsgebot, usandolo come un potente strumento di marketing. Fino al rimpiazzo da parte delle leggi europee il Reinheitsgebot fu imposto anche in Grecia sin dagli inizi del XIX secolo, ciò si dovette alle leggi del primo re greco, Ottone (originariamente un principe bavarese) che rimasero in vigore. Ai giorni nostri la legge continua a causare controversie. Dopo la Riunificazione della Germania nel 1990 alla Klosterbrauerei Neuzelle, un ex birrificio di un monastero nel centro abitato di Neuzelle nel Brandeburgo, fu intimato di sospendere la vendita della sua tradizionale birra scura, un prodotto probabilmente più antico dello stesso Reinheitsgebot. Alla fine ne fu concessa la vendita nel paese con il nome di Schwarzer Abt ("Abate Nero", senza la parola "birra"). Tuttavia la ferrea applicazione della legge continua a limitare la gamma delle birre tedesche disponibili e solo poche varietà regionali, come la Altbier di Düsseldorf, sopravvivono ad essa. La legge attirò critiche anche dai birrai stranieri che la interpretarono come una forma di protezionismo, che permetteva alla Germania Ovest di proibire le importazioni non compiacenti.